Ambienti, scienza e varia umanità
In 5 anni la quota elettrica da fonti rinnovabili in Italia è qusi raddoppiata passando dal 15% al 27%. La parte termoelettrica si è invece contratta di 22 TWh (dato semestrale= con un risparmio di 5 Mt equivalenti petrolio
Nel primo semestre 2012 le fonti rinnovabili hanno prodotto in Italia 38 TWh di energia elettrica, pari al 27% della produzione netta (dati Terna).
E' interessante un confornto con il primo semestre 2007, ultimo anno del business a usual, in cui molti credevano che la crescita economica potesse durare per sempre. A causa della crisi, i consumi complessivi si sono contratti di circa 8 TWh, e questa non è necessariamente una cattiva notizia, perchè a fianco di una minore produzione industriale si sono anche contratti moltui sprechi e ocnsumi inutili.
Il dato più interessante però è un altro.
E' in primo luogo la grande espansione delle fonti rinnovabili, +15 TWh, di cui ben 9 TWh dovuti al fotovoltaico. Chi l'avrebbe mai detto 5 anni fa?
In parallelo il termoelettrico da fonti fossili si è contratto da 124 a 102 TWh: -22 TWh equivalgono a quasi 5 Mtep!
Anche le importazioni dall'estero si sono ridotte di 3,5 TWh.
Ricordo che si tratti di dati semestrali; per i dati annuali occorre grosso modo raddoppiare.
Questi dati mostrano che un obiettivo decennale di un fossil phase out non sarebbe fantascienza se la politica avesse una visione strategica e non fosse troppo asservita alle lobbies del petrolio e del carbone.
Link utili
GME, l'energia elettrica costa meno grazie alle rinnovabili
Non c'è da stupirsi che quelli del Bruno Leoni critichino il fotovoltaico. "Il mercato dell'energia sempre più alla mercè delle lobbies" scrivono; perchè, adesso le lobbies del fossile non hanno forse potere? E' difficile dire se abbiamo pagato caro o meno il fotovoltaico, perchè è difficile prevedere il prezzo dei combustibili fossili tra 20 anni. In ogni caso, chi ha un impianto sul tetto non è più alla mercè delle lobbies. Quello che sfugge a questi signori è che il mondo è governato dai joules e non dagli €. Ogni joule di energia rinnovabile prodotta è un joule in meno di dipendenza dal petrolio e CO2 in meno nell'atmosfera. Questo è importante. Il sistema di incentivi può regolare il percorso in un modo o nell'altro, ma è un elemento del tutto secondario rispetto all'energia prodotta. Diciamolo in un altro modo: se per disgrazia l'Italia dovesse fare bancarotta e non riuscire più a pagare gli incentivi, i pannelli FV continuerebbero a produrre energia.
n un articolo pubblicato su European Energy Review, Carlo Stagnaro, economista del think tank liberista Istituto Bruno Leoni, sviluppa un’articolata analisi della politica di incentivi al fotovoltaico da considerarsi un trionfo dal punto di vista della capacità installata ma altresì un fallimento per gli effetti sull’equilibrio del sistema elettrico.
Il primato italiano della capacità installata non si discute. Con 12,8GWp di potenza fotovoltaica installata a fine 2011 l’Italia rappresenta ben 1/ 4 di quella europea e 1/ 5 di quella mondiale. Praticamente l’Italia presenta una capacità superiore al Giappone, USA e Cina messi assieme. Solo la Germania ci supera ma con esiti non particolarmente brillanti. L’ondata di fallimenti che ha travolto le principali aziende del solare tedesco (ultima vittima di questa settimana Centrotherm) ha bruciato la bellezza di 25 miliardi di euro.
Tornando al caso nazionale l’analisi di Stagnaro sistematizza in un quadro organico, i vari problemi, più volte additati dagli esperti, del tumultuoso boom del fotovoltaico trainato da un sistema di generosi incentivi e dalla garanzia di dispacciamento certo. Quattro i principali nodi originati dalla politica di incentivi al fotovoltaico che distorcono l’intero sistema elettrico italiano:
1) per quanto gli incentivi siano stati ritoccati al ribasso, l’impegno assunto con i primi Conto Energia rappresenta un’onerosissima cambiale per i prossimi 20 anni che hanno firmato gli italiani . 2) le esternalità rappresentate da costi di gestione della rete elettrica più elevati per effetto dello sbilanciamento a favore delle fonti intermittenti oggi ricadono sui consumatori. Di fatto rappresentano un sussidio occulto ai produttori di fotovoltaico che godono così di un vantaggio competitivo non solo rispetto agli impianti termici convenzionali ma anche fonti carbon-free non intermittenti come idroelettrico, biomasse e centrali a carbon o a gas pulite. 3) linee di trasmissione dipendenti in modo rilevante da fonti intermittenti necessitano di una riserva di capacità da impianti termici convenzionali. In futuro, l’espediente sarà una smart grid e/o soluzioni di accumulo come batterie, pompaggio da bacini ecc. Ma nel breve-medio periodo l’attivazione e la gestione di questa “rete di protezione” richiede un contributo per un margine di capacità di riserva sempre disponibile. Di fatto i consumatori non pagano per l’energia consumata ma per l’ampiezza della capacità (in eccesso rispetto al fabbisogno). L’esigenza di costituire una consistente capacità di riserva provoca delle distorsioni del mercato e ha per effetto di restringere l’area di mercato contendibile. Oltre al costo economico ciò implica uno stravolgimento degli assetti organizzativi del mercato elettrico. 4) la garanzia di dispacciamento certo ha prodotto una sovrabbondanza di capacità da impianti convenzionali che non sono frutto di scelte d’investimento sbagliate ma l’effetto di uno Stato che ha falsato il mercato cambiando le regole. Alla beffa si aggiunge il danno con l’introduzione della Robin Hood Tax che appesantisce di 10,5% l’imposta a carico dei produttori di energia.
Stagnaro conclude amaramente che, in un mercato dell’energia sempre più a rimorchio di decisioni centralizzate e non programmate, la competizione sarà – presumibilmente- sempre meno attiva e sempre più alla mercé delle lobby. Se non altro l’esperienza italiana servirà da lezione: usare la leva delle regole per cambiare rapidamente l’assetto del sistema energetico garantisce eventualmente il raggiungimento degli obiettivi ma non necessariamente il tornaconto dell’interesse pubblico.
Dimentichi di dire che non è un progressivo e quindi in 42anni avremo dalle rinnovabili ben 100TWh ma un esponenziale e quindi in in meno di 20anni.
Ciao
alle 11:53
Marco Bit
No il mondo non é governato dai Joule bensí dalla potenza ovvero i Watt ed é questo il motivo per cui il FV rimane un giocattolo.